.
Annunci online

29 dicembre 2010
Europa adriatica
Franco Botta e Italo Garzia, entrambi professori all'Università di Bari, hanno posto l'attenzione delle lore ricerche accademiche sui rapporti tra l'Italia e i paesi balcanico-adriatici.
I frutti dei loro studi sono esposti nel bel libro "Europa adriatica", edito da Laterza: un'antologia di saggi dal carattere storico, economico e sociale in grado di approfondire la conoscenza dei nostri vicini transadriatici... Continua su Radio Balcani (clicca qui)

26 novembre 2010
IN ALTO MARE. Viaggio nell'Albania dal comunismo al futuro
In alto mare Un reportage sull'Albania dalla caduta del regime comunista di Hoxha fino all'attuale era Berisha: stiamo parlando di "In alto mare" (ed. Instar libri), bel libro di Antonio Caiazza. Giornalista della sede RAI di Trieste e grande esperto di Albania, Caiazza ci conduce per mano in un viaggio lungo vent'anni: dalle prime rivolte popolari contro la dittatura comunista all'instaurazione della democrazia; dal terribile shock economico del 1997 (conosciuto come la "crisi delle piramidi finanziarie) all'accesa rivalità tra le due principali formazioni politiche, il Partito Socialista e il Partito Democratico... Continua su Radio Balcani (clicca qui)

20 novembre 2010
Giovani Balcani
Chi si reca per la prima volta nei Balcani, viene colpito subito da una particolarità: l'alto tasso di giovani nella popolazione. L'area della ex Jugoslavia è infatti una delle zone europee a maggior presenza giovanile.
Una società di under 30 dall'ottima scolarizzazione, dallo spirito intraprendente e dalla vocazione europea... Continua su Radio Balcani (clicca qui)

2 maggio 2010
La crisi greca e i Balcani
Grecia-in-crisi Effetto Domino: così si definisce un processo economico in grado di sconvolgere non solo la nazione da cui ha tratto origine. E’ quello che può capitare ai Balcani in seguito alla crisi greca... Continua su radiobalcani.blogspot.com (clicca qui)

27 febbraio 2009
Cuba Libre: 50 anni tra rivoluzione e dittatura
CubafCuba, 1 Gennaio 1959: il dittatore Fulgencio Batista fugge dall’isola e lascia il potere ai gruppi rivoluzionari guidati da Fidel Castro e Camilo Cienfuegos, i cosiddetti “barbudos”.
Sono passati 50 anni da quel giorno e molto è cambiato: i liberatori si sono trasformati in tiranni e il sogno di un futuro democratico ha lasciato ben presto il passo ad una autocrazia di stampo sovietico.
Economia statalizzata, nazionalismo esasperato, repressione dei dissidenti, persecuzione delle minoranze sessuali e una nomenklatura che autoriproduce se stessa: ecco le linee guida del regime castrista.
I tanto declamati successi della rivoluzione possono riassumersi solo in alcuni campi: l’istruzione, l’alfabetizzazione di massa e una sanità pubblica di ottimo livello.
Ma per il resto son più i disastri che le note positive.
L’economia è letteralmente a rotoli: buona parte della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà e cerca di arrangiarsi come può. Uno dei fenomeni emblematici in questo senso è quello delle “jineteras”, le prostitute locali. Avvenenti mulatte pronte a soddisfare i capricci dei turisti occidentali nella speranza di essere sposate ed espatriare da Cuba.
E una società allo sfascio come si tiene unita? Col nazionalismo. E’ quello che hanno capito Castro e i suoi sodali. In tutti questi anni sono stati continui i richiami a Josè Martì, eroe dell’indipendenza nazionale, poeta e scrittore famosissimo ( le parole della celebre canzone “Guantanamera” sono tratti dalla sua raccolta di poesie “Versos sencillos”). Un uso strumentale finalizzato a instillare nella popolazione un preciso schema mentale: chi si oppone a Castro si oppone a Martì, chi è contro il regime è contro l’indipendenza di Cuba.
Per tale motivo gli oppositori democratici vengono abitualmente tacciati di essere servi della Cia, amici degli yankee, fascisti al soldo degli USA. Ma non è così: tra i più importanti dissidenti vi sono esponenti di sinistra, in particolare socialisti riformisti e comunisti critici. E tutti sono accomunati dalla stessa idea: Castro ha tradito la rivoluzione, ha deluso l’ideale di libertà che aveva spinto migliaia di cubani a credere in lui.
Nell’arco di questi 50 anni arresti, torture, esecuzioni sono state le ricette attuate dal regime per reprimere qualsiasi forma di opposizione.

2 febbraio 2009
No al protezionismo

20090202_proteste “British jobs for british workers”: è questo il grido di guerra che risuona attualmente tra gli operai inglesi. Una spia del desiderio di protezionismo e di strisciante xenofobia dovuta alla crisi dei mercati mondiali: quando tutto va male, meglio rinchiudersi nei propri confini nazionali e invocare l’autarchia economica.
Ma non è questa la risposta: a problemi globali si deve rispondere con soluzioni globali.
E’ impensabile che un singolo Stato, grazie solo a piani economici casalinghi, riesca ad uscire dalla crisi. In una economia sempre più globalizzata, gli Stati nazionali sono giocatori di calcio a 5 scaraventati in una partita di calcio a 11: abituati a un campo ristretto, si ritrovano ben presto a corto di fiato e di energie.
E’ quindi necessario un governo dell’economia internazionale, che sia in grado di correggere le anomalie del liberismo sfrenato, senza essere condizionato dalla paura e dal ricorso al protezionismo.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. economia protezionismo crisi economica

permalink | inviato da liblab1984 il 2/2/2009 alle 11:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia novembre        gennaio